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Programma svezzamento: tutto quello che c’è da sapere


Programma svezzamento: tutto quello che c’è da sapere

Lo svezzamento riguarda l’alimentazione del neonato oltre i 6 mesi di vita. Per introdurre nuovi alimenti, però, bisogna dare la priorità a cibi liquidi o semi liquidi con un’integrazione ordinata e poco alla volta

Il programma svezzamento è una delle fasi più importanti nella cura del neonato e nella sua alimentazione. Difatti, la procedura, richiede un passaggio molto delicato che va dall’alimentazione con solo latte, materno o formula adatta al primo semestre di vita, all’introduzione di cibi solidi o semi solidi quali omogeneizzati, biscotti, frutte e minestrine. La ragione dello svezzamento sta proprio nella crescita del piccolo. Inizialmente i suoi organi, non riescono ad assumere né a digerire prodotti troppo complessi. Ecco perché per il primo semestre è il latte l’alimento più utile perché tende a fornirgli tutto il nutrimento, le proteine e difese che gli occorrono. Tuttavia, dopo 6-7 mesi dalla nascita, il neonato ha bisogno di prodotti più complessi, anche per cominciare ad abituare l’apparato digerente a qualcosa di più articolato. In più, l’organismo, richiede un apporto nutritivo in termini di quantità e qualità soprattutto in quanto a minerali, che, in fase di crescita, devono essere sempre costanti.

Quali sono i primi alimenti da introdurre
Primo tra tutti il ferro, che va a stimolare lo sviluppo cognitivo del piccolo. Dunque bisogna cominciare con alimenti come verdura e frutta ma disponendo la dieta con un prodotto alla volta. Difatti, l’ordine con cui gli alimenti semi solidi e solidi vengono introdotti, riveste una grande importanza nel tempo. Naturalmente si richiede sempre una dieta variabile e flessibile. Spesso, assieme al latte materno, possono essere introdotti cibi quali brodo vegetale (carota e patata), crema di riso e carne omogeneizzata. Differente discorso va effettuato con i prodotti e alimenti allergeni.

È da uno studio norvegese dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica di Oslo che arriva la dimostrazione di come il rischio di ammalarsi di celiachia aumenti se il bambino assaggia il glutine dopo i 6 mesi di vita. Tuttavia, può dipendere da caso a caso, da bambino a bambino e, per evitare problematiche, oltre a consultare il pediatra, basta introdurre nella dieta cibi allergizzanti un po’ per volta.

Da evitare cibi troppo salati o cibi troppo zuccherati nonché sale e zucchero pure: se assunti in dosi eccessive, sviluppano ipertensione. Vanno evitati fino solo dopo il primo anno d’età, introducendoli, com’è ovvio, in maniera equilibrata, senza esagerazioni e basandosi sempre su abitudini di dieta corrette. In questo modo il bambino avrà un apporto di vitamine e nutrienti sempre costante e bilanciato che potrà portare con sé durante la crescita.

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